1997: Fuga da New York, John Carpenter 1981

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1997: Fuga da New York, Jonh Carpenter 1981

1997: Fuga da New York è il capolavoro di John Carpenter realizzato nel 1981. Il film è ambientato in un futuro prossimo che vede il distretto newyorchese di Manhattan trasformato nel carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti in cui vengono rinchiusi tutti i criminali condannati all’ergastolo.
Una volta entrati non è possibile uscire.
Chi ci prova, viene prontamente bombardato dalle guardie che presidiano il muro che circonda l’isola.

 

 

Ma accade l’incredibile: l’Air Force One, l’aereo su cui viaggia il Presidente, viene preso in ostaggio da un gruppo di terroristi e fatto schiantare sul World Trade Center. Il Presidente si salverà, ma verrà prelevato e tenuto in ostaggio per ottenere il riscatto definitivo: la liberazione di tutti i detenuti. Bob Hauk, alto commissario del penitenziario di massima sicurezza di New York, propone ad un eroe di guerra, prossimo ergastolano, di cercare il presidente e condurlo fuori da Manhattan in meno di 24 ore.

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1997: Fuga da New York, John Carpenter 1981

Carpenter aveva scritto una prima sceneggiatura di Escape from New York nel 1976, un momento di forte incertezza e di scarsa fiducia nelle istituzioni dovuta allo scandalo Watergate, vicenda che lo ispirò sopratutto nella caratterizzazione del cinico e spietato Presidente. L’idea era di realizzare un action movie con elementi western. Ma probabilmente era soprattutto il ribaltamento della realtà a interessare il regista di Carthage: il posto  dove ogni giorno si concentra il potere e il denaro, il distretto di Manhattan per l’appunto, che diventa un carcere popolato dalla peggiore feccia criminale. Carpenter trasse ispirazione anche da un altro film, il Giustiziere della notte, per la fosca rappresentazione della New York notturna, e da un romanzo, “Il pianeta dei dannati”, di Harry Harrison. Eppure tutti coloro che avevano avuto la possibilità di dare un’occhiata allo script non erano granché fiduciosi: il film sembrava sulla carta troppo tutto: violento, pauroso, strano. Ma sopratutto costoso: riprodurre in studio una città in completo disfacimento comportava milioni e milioni di dollari. Tutto cambiò dopo il successo riscosso con Halloween. Carpenter e l’ex compagna Debra Hill avevano firmato un contratto con la AVCO-Embassy per realizzare due film. Il primo fu The Fog, il secondo doveva essere “The Philadelphia Experiment”. Ma a causa di alcuni problemi nella sceneggiatura, Carpenter convinse i finanziatori a puntare su Escape from New York.

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1997: Fuga da New York, John Carpenter 1981

Accantonato The Philadelphia Experiment, che vedrà la luce solo nel 1984 per la regia di Stewart Raffill, Debra Hill mandò in giro per tutto il Paese Barry Bernardi, il location manager, alla ricerca della peggior città d’America. Bernardi tornò con la soluzione: East St. Louis, nel sud dell’Illinois, sulla sponda opposta alla più florida Saint Louis, che aveva subito nel 1976 un incendio spaventoso che aveva devastato diversi quartieri lasciando schiere di palazzine fatiscenti e disabitate. Ma soprattutto a un tiro di schioppo c’era il Chain of Rock Bridge che somigliava al ponte di Queensboro, fondamentale per la fuga finale. Il ponte era anch’esso messo male: venne venduto a Carpenter per un dollaro per evitare qualsiasi problema di sicurezza e successivamente ricomprato, sempre per la stessa cifra. La produzione poteva cominciare: Carpenter ebbe a disposizione 6 milioni di dollari, il film ne incassò 25 solo negli Stati Uniti. Le riprese furono effettuate in un buio costante, con la crew devastata da un’afa paurosa, divorata dalle zanzare e scombussolata dal fatto di non vedere praticamente mai la luce piena del giorno per circa due mesi. Dean Cundey, il direttore della fotografia, ebbe a disposizione un obiettivo di nuova generazione che gli permetteva di catturare la luce migliore anche in condizioni di semi-oscurità.

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1997: Fuga da New York, John Carpenter 1981

Charles Bronson, a cui peraltro Carpenter si ispirò per la creazione di Jena Plisskin, era la prima scelta per i produttori: ma per il regista l’attore era troppo vecchio per la parte e, soprattutto, troppo celebre al tempo per tenerlo sotto controllo. Carpenter volle fortemente puntare su Kurt Russell, a cui la parte piacque da subito, e che voleva togliersi l’etichetta di attore per bambini che già gli era stata affibbiata dopo aver interpretato alcuni film della Disney. Russell intervenne moltissimo sul personaggio, dimagrendo e allenandosi per risultare più rude e massiccio. Come ebbe a ricordare lui stesso, Jena Plisskin nacque mescolando le abilità di Bruce Lee con la determinazione di John Eastland, lo sterminatore dell’omonimo film del 1980,  la cattiveria di Darth Fenner e la voce di Clint Eastwood, peraltro sondato per il ruolo. Anche la benda fu una sua idea: l’attore scelse di indossarla una sera per vedere se funzionava. Tornando in albergo si imbatté in un uomo che, dopo esserselo trovato di fronte, se la batté a gambe levate. Parlò dell’accaduto a Carpenter, che approvò. Sul set ne furono usate due: una reale per i primi piani, l’altra con una trama meno fitta per permettere a Russell di vedere meglio nell’oscurità durante le scene con maggiore azione. Russell entrò in completa simbiosi col personaggio tanto da andare vestito come Jena anche quando non si girava. Suo anche il giacchetto di pelle, comprato a Parigi qualche mese prima.

Tuttavia il nome dell’antieroe si deve a Carpenter che, effettivamente, da giovane a Cleveland conosceva un tale Plisskin soprannominato Snake di cui, peraltro, le malelingue avevano messo in circolazione la voce che era morto.

La scelta dell’edizione italiana di trasformare “Snake”, nome originale del personaggio, in Jena, per molti resta una porcheria: il mistero su questa decisione non è mai stato chiarito, ma nel 1981 l’inglese lo conoscevano in pochi e Snake poteva non evocare nulla e, probabilmente, traducendo il nome del protagonista in serpe o serpente o trasformandolo, come nell’edizione coreana, Cobra, si correva il rischio di caricare troppo e rendere ridicolo il personaggio: con Jena, in fondo, si evocava un animale spietato e di cui si ha, in linea di massima, rispetto e paura. Le vere nefandezze dell’edizione italiana sono altre: la prima è che nuclear fission è stata tradotta come fissazione nucleare, l’altra è il poster del film, che mostr un Jena plisskin con la benda sull’occhio buono.

Il ruolo di Maggie fu costruito direttamente su Adrienne Barbeau, al tempo moglie di Carpenter e già eroina del film precedente, The Fog. Curiosamente la scena in cui giace dilaniata dall’impatto con la macchina del Duca venne girata a riprese terminate davanti al garage della casa di Carpenter. A suggerirgli la mancanza fu un giovanissimo J. J. Abrahms che, grazie al padre dipendente della casa di produzione del film, aveva potuto assistere ad un pre-montaggio notando l’assenza della prova della morte della “squinzia” di Mente.

Completano il cast Lee Van Cleef, restìo inizialmente ad accettare la parte per via di un brutto infortunio capitatogli cadendo da cavallo poco tempo prima, Isaac Heyes, Ernest Borgnine, Harry Dean Stanton e Donald Pleasence. Anche quest’ultimo inizialmente rifiutò perché, avendo un forte accento britannico, pensava di non essere credibile come Presidente degli Stati Uniti. Convinto a partecipare, Pleasence chiese a Carpenter di giustificare il suo accento chiarendo nel prologo che l’ondata di incertezza nel Paese aveva causato uno stravolgimento delle leggi che avevano portato un britannico a diventare Presidente. Ma il regista non gli diede ascolto.

Anche Isaac Heyes ci mise del suo, proponendo il tic che il Duca ha all’occhio destro per caricare maggiormente la cicatrice applicatagli dai truccatori.

Oltre ai già citati Bronson e Eastwood, per la parte di Jena Plissken furono interpellati Tommy Lee Jones, Nick Nolte, Jeff Bridges e Kris Kristofferson: i primi tre rifiutarono, l’ultimo venne scartato dopo il clamoroso flop de “I cancelli del Cielo”.

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1997: Fuga da New York, John Carpenter 1981

Molti membri del cast avevano già partecipato a produzioni precedenti di Carpenter: alla Barbeau e Pleasence, si aggiungono Charles Cyphers, Frank Doubleday e Tom Atkins.

I nomi di tre personaggi, Romero, Cronenberg e Taylor, sono un chiaro omaggio a tre amici/colleghi del regista, George A. Romero, David Cronenberg e Don Taylor. Il nome del personaggio interpretato da Tom Atkins, Reheme, è un chiaro omaggio al presidente della AVCO-Embassy Robert Rehme.

E a proposito di Taylor: il personaggio è presente nei titoli di coda, interpretato da Joe Unger, sebbene nel film non ci sia traccia perché in fase di montaggio la lunga scena in cui compariva venne tagliata. La scena in questione era la prima del film e narra la rapina, finita con la morte del sopracitato Taylor e la cattura di Plisskin, che apre le porte del carcere di massima sicurezza di Manhattan al nostro antieroe.

Ox Baker, nel ruolo del gigantesco alfiere dei detenuti Slag, era in realtà un wrestler professionista: Kurt Russell ricorderà che girare la scena del combattimento fu incredibilmente difficile per via dei duri colpi incassati. Quando per l’ennesima volta Baker lo colpì con il coperchio del cestino della spazzatura che usava come scudo , Russel si incazzò davvero: gli strizzò i coglioni e gli disse di picchiare di meno. Il wrestler capì.

Nel film il combattimento si svolge al Madison Square Garden ma in realtà venne girato nella hall della stazione dei treni di East Saint Louis, al tempo chiusa.

Le riprese si svolsero principalmente in questa città, che diede una grande mano a Carpenter: i residenti di 10 isolati accettarono di spegnere i generatori di corrente elettrica, per circa un mese e mezzo, per permettere un buio totale sul set. A New York fu girata una sola scena, questa, sotto la Statua della Libertà: nessun altro film, prima di allora, aveva avuto i permessi per girare a Liberty Island.

Questa scena, che sembra ambientata a Central Park, fu girata in realtà a San Fernando, in California. A dipingere su un vetro, sovrapposto alla cinepresa, i palazzi che si vedono dietro gli alberi un giovane James Cameron, a quel tempo artista degli effetti speciali per la New World Picture di Roger Corman.

Il personaggio di Cabbie, interpretato da  Ernest Borgnine, non era previsto nella prima stesura della sceneggiatura: la creò Nick Castle, assiduo collaboratore di Carpenter che aveva vestito i panni di Michael Myers in Halloween. Castle diede un enorme contributo alla sceneggiatura, inserendo quel pizzico di humor che Carpenter non aveva previsto e che invece serviva per rendere il film più appetibile ai palati più fini, specie quelli newyorkesi.

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1997: Fuga da New York, John Carpenter 1981

A Castle si devono tutti gli elementi in stile broadway, come le scene nel teatro, le canzoni e, sopratutto, l’ideazione della beffarda scena finale dello scambio dei nastri.

La sceneggiatura, peraltro, prevedeva un finale lievemente diverso, con Hauk che rivelava a Plisskin che la sfera esplosiva di veleno iniettatagli era una stupidaggine, e l’eroe che tirava un mozzicone di sigaretta in faccia al presidente: entrambe le scene non furono girate ma la prima venne poi riciclata per il sequel “Fuga da Los Angeles”.

Le immagini di New York dall’alto così come le vediamo sugli schermi dell’aliante pilotato da  Pisskin non sono frutto di computer grafica: nel 1981 sarebbe stato troppo costoso realizzarle. Il direttore degli effetti speciali trovò la soluzione con una carrellata su due modelli in scala di Manhattan pitturati di nero sui cui palazzi venne appiccicato del nastro adesivo bianco riflettente. Il modello in scala fu ri-utilizzato per Blade Runner l’anno dopo.

Ci sono ovviamente errori, più o meno gravi, specie di continuità: dalla mano sul timer di Plissken che sparisce, a quella di un membro della crew che chiude la porta dell’ascensore, dalle luci della macchina che si accendono e si spengono fino alla scena del combattimento, con la mazza chiodata che riappare magicamente sulla testa del povero Slag che, peraltro, prima crolla con le braccia sulle corde e, poi, pur morto, riesce a scavalcarle.

E a proposito di errori come non citare il ponte in cui si svolge la drammatica fuga da New York: alla fine della 69esima strada, nella realtà, non c’è alcun ponte: c’è n’è uno alla fine della 59esima, il Queensboro, e Carpenter ha sempre ammesso di aver avuto, al tempo, una conoscenza superficiale di Manhattan.

Per condire la scena di effetti speciali venne ordinato fumo liquido da Los Angeles. I bidoni in cui era contenuto, però, si rupperonella stiva dell’aereo durante la fase di atterraggio: panico a bordo, ovviamente, e misure di sicurezza spiegate a terra. Il responsabile degli effetti speciali, in California, non aveva dichiarato che si trattava di materiale infiammabile: presentatosi sorridente in aeroporto per caricare i fusti, il malcapitato membro della produzione passò ore negli uffici della polizia.

Il film si porta appresso da anni un mistero mai chiarito del tutto: quello relativo alle voci del prologo e della scena all’interno del carcere di massima sicurezza. Secondo alcune fonti in entrambe le situazioni la voce è quella di Jamie Lee Curtis; secondo altre, quella della produttrice Debra Hill. L’internet movie database non aiuta: indica la Curtis come voce del prologo ed entrambe per l’altra, e per la prima posizione, seppure non confermata, indica pure una tale Kathleen Blanchard.

Memorabile la colonna sonora, opera anch’essa di Carpenter: da notare la presenza del tema Bank Robbery per la scena che, come abbiamo visto, venne infine tagliata dal montaggio finale.

Oltre ad avere un sequel, il già citato Fuga da Los Angeles, il film ha generato alcuni cloni poco riusciti, come 1990: I guerrieri del Bronx di Enzo G. Castellari e 2019 Dopo la caduta di New York di Sergio Martino, entrambi realizzati con pochi mezzi e recitati mediocremente da attori improbabili. Solid Snake, il protagonista di Metal Gear, videogioco che ha sviluppato una saga che arriva ai giorni nostri, è chiaramente ispirato a Snake Plisskin. William Gibson, l’autore di Neuromancer, ha apertamente dichiarato che Fuga da New York fu una gran fonte di ispirazione per la realizzazione dell’opera che impose al grande pubblico il genere Cyberpunk.

Qualche curiosità: i tombini troppo pesanti per essere alzati dagli attori, furono sostituiti con copie di legno.

La produzione rischiò alla grande per portare la fusoliera spezzata dell’aereo presidenziale sul set: non c’era tempo per richiedere i permessi e allora per evitare controlli fu tutto trasportato nel cuore della notte.

Adrienne Barbeau e John Carpenter non erano gli unici coniugi sul set: anche Kurt Russell e Season Hubley erano sposati e da poco avevano anche un figlio, Boston.

L’agente che tenta di sfondare la porta è Steven Ford, figlio dell’ex presidente Gerald Ford.

Il film infine è portatore di un grande insegnamento: quello di non dire mai a qualcuno “avevo sentito che eri morto”: tutti quelli che nel film lo hanno detto a Jena Plisskin, hanno fatto una brutta fine.