La Cosa, John Carpenter 1982

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La Cosa, John Carpenter 1982

La Cosa è un film di John Carpenter uscito nel 1982 con Kurt Russell protagonista. Tratto dalla novella Who goes there? (1938) di John Wood Campbell Jr. è tecnicamente un remake de La Cosa da un altro Mondo, pellicola del 1951 attribuita a Christian Nyby ma diretta in realtà da Howard Hawks.

Il film è il primo capitolo di quella che Carpenter considera una Trilogia dell’Apocalisse, proseguita con Il Signore del Male (1987) e Il Seme della Follia (1994).

 

La storia si svolge in Antartide. La tranquillità dei membri di una stazione di ricerca americana viene interrotta quando un uomo, membro di una analoga stazione di ricerca norvegese, dopo un lungo inseguimento in elicottero, irrompe cercando di uccidere un cane all’apparenza inoffensivo. Dopo aver ucciso quello che credono un pazzo, i membri della base americana decidono di capire il motivo di tale follia. Arrivati nel campo norvegese troveranno, oltre ai cadaveri, una strana vasca di ghiaccio vuota e il corpo di un umanoide che appare la sintesi di due esseri umani. Commetteranno il grave errore di trasportarlo alla base americana per studiarlo, venendo uno dopo l’altro attaccati e assimilati da una creatura aliena, in un crescendo paranoico in cui ognuno sospetta che l’amico di qualche ora prima è in realtà diventato “la Cosa”, il cui unico fine è di conservarsi fino al termine dell’inverno per potersi, successivamente, diffondere in tutto il pianeta.

La Universal Pictures dalla meta’ degli anni ‘70 stava cercando di partorire una sceneggiatura più aderente alla novella di Campbell e distante dall’atmosfera collaborativa e dal lieto fine del film di Hawks per fare un remake: un paio di sceneggiature erano state stese da Kim Henkel e Tobe Hooper, l’autore di Non aprite quella porta, che avrebbe anche dovuto dirigerlo. Ma entrambi gli script non convincevano la produzione: Hooper aveva in mente una sorta di Moby Dick in Antartide, con una specie di capitano Achab in lotta con un’entità astratta. Il produttore Stuart Cohen aveva in realtà considerato fin dall’inizio John Carpenter con il quale, ai tempi dell’università, aveva più volte discusso del film di Hawks e della possibilità di girare un remake più attinente al racconto di Campbell. Discussioni a cui peraltro partecipava anche David Linch che non solo era entusiasta dell’idea ma riteneva di poter realizzare un film grandioso. Carpenter, a quel tempo – siamo a metà anni ‘70 – era ritenuto troppo giovane e inesperto per un progetto cosi’ importante. Quando Hooper venne sollevato dall’incarico la produzione avvicinò prima John Landis, che però era già impegnato con Animal House, poi David Wiltse, che riteneva di essere troppo serio per un film del genere, e infine William Nolan, tanto interessato quanto deludente nell’approccio alla storia. La produzione, dopo questi tentativi, perse completamente l’entusiasmo e accantonò l’idea per qualche anno. Sul finire degli anni’70 però uscirono due blockbuster: Halloween nel ‘78 e Alien l’anno dopo, il primo diretto proprio da Carpenter. Che accettò di dirigere il remake ponendo, però , due condizioni: la prima era che non avrebbe scritto la sceneggiatura, per concentrarsi sulla regia; l’altra, che il cuore del film sarebbe stato il ribaltamento della prospettiva: nel film di Hawks i protagonisti sconfiggono il nemico aiutandosi a vicenda; Carpenter li avrebbe trasformati in un gruppo di antieroi, egoisti, paranoici e diffidenti l’uno dell’altro. Un meccanismo, quello del ribaltamento, che peraltro Carpenter ha espresso in molti suoi film, da Distretto 13 – Le Brigate della Morte a Fuga da New York, solo per citarne un paio.

Questa volontà di ribaltare completamente il film di Hawks non deve essere interpretata in modo spregiativo: Carpenter amava La Cosa da un altro Mondo, e la sua ammirazione è chiaramente espressa nei titoli di testa.

Ad ogni modo, la produzione poteva ripartire con uno slancio e una fiducia maggiore rispetto al passato. Vennero contattati svariati sceneggiatori, tra cui Richard Matheson, autore di numerosi episodi di Ai Confini della Realtà,  e altri 3 prima che Bill Lancaster, fratello del ben piu’ celebre Burt, presentasse la sceneggiatura più convincente.

Oltre a Kurt Russell, vennero considerati Nick Nolte, Jeff Bridges e Clint Eastwood.

Donald Pleasence era la prima scelta per il ruolo di Blair, ma non accettò per impegni presi precedentemente.

Per il ruolo di Garry vennero considerati Lee Van Cleef, Powers Boothe e molti altri prima che la scelta cadesse su Donald Moffat.

Stessa sorte per il ruolo di Childs, per cui furono considerati, tra gli altri, Isaac Hayes, Carl Weathers e, soprattutto Ernie Hudson ma, alla fine, fu preferito Keith David.

Brian Dennehy venne fortemente considerato per il ruolo di Copper prima che Carpenter scegliesse Richard Dysart all’ultimo minuto.

La Cosa è ritenuto oggi un punto di riferimento anche per quanto riguarda gli effetti speciali, a cura dell’allora 22enne Rob Bottin che, per realizzare le mostruose trasformazioni aliene, lavorò sul progetto ininterrottamente più di un anno, vivendo 24 ore su 24 negli studi di produzione e pagando caro il suo stakanovismo: ebbe un collasso, venne ricoverato in ospedale e dovette stare a riposo assoluto per circa due settimane. Il giovane, che guidava un team di 40 elementi, realizzò tutti gli effetti speciali tranne uno: quello nella scena della trasformazione del cane, creata da Stan Winston proprio per evitare che il collega crepasse per la stanchezza. Winston, peraltro, non volle alcun credito nei titoli di testa per non sminuire il grande lavoro del titolare, accontentandosi di un ringraziamento speciale nei titoli di coda.

Nonostante l’opera di Bottin, sia in termini di creatività che fisici, fosse ampiamente riconosciuto sia da Carpenter che dalla produzione, esso venne indicato come uno degli elementi principalmente negativi del film e responsabile in buona parte del mezzo flop al botteghino.

Molti critici al tempo sottolinearono che la storia era stata messa in secondo piano rispetto ai mostri, al sangue, i corpi macellati e le teste che esplodevano. Alcune recensioni furono oltreluogo velenose: Alan Spencer, di Starlog, arrivò a scrivere che Carpenter al massimo poteva dirigere incidenti stradali, deragliamenti di treni e risse.

Ma anche il pubblico si dimostrò freddo, per non dire antartico. Il film, costato 15 milioni di dollari, la cifra più alta fin lì per un film di quel genere, ne incassò meno di 20. E’ vero che una fortuna analoga, anzi peggiore se si guarda esclusivamente la prima release, la ebbe Blade Runner che, uscito nello stesso weekend e costato 28 milioni, ne incasso poco più di 26. Ma il confronto con E.T. – L’Extra Terrestre, uscito due settimane prima, era avvilente: costato quasi 5 milioni di dollari in meno rispetto a La Cosa, ne incassò quasi 350. Carpenter e la Universal hanno sempre dichiarato che il rivoluzionario modo di Spielberg  di rappresentare gli extraterrestri, non più nemici invasori ma amici dal cuore d’oro,  abbia giocato un ruolo determinante nel loro fallimento: secondo loro il pubblico, piacevolmente sorpreso dall’alieno buono, snobbò quello, più canonico e cattivo, rappresentato da La Cosa. Un fanta-horror di troppo uscito, peraltro, tre anni dopo Alien, un successone con elementi simili e di cui però ancora si parlava. O, forse ancora, gli spettatori non lo andarono a vedere perché era un remake, peraltro di un film celebre.

Carpenter ad ogni modo la prese male e ci rimase ancora peggio quando scoprì che anche Nyby, il regista accreditato de La cosa da un altro mondo, l’aveva criticato aspramente.

Su Carpenter si posò velocemente l’ombra del fallimento e l’etichetta di autore bravo a girare film a basso costo, come aveva fatto fino a quel momento, ma mediocre e inesperto per gli Studios hollywoodiani.

La carriera di Carpenter subì uno stop brutale e fu irrimediabilmente compromessa da questo fallimento.

Il tempo, tuttavia, gli ha restituito il maltolto. La Cosa è oggi un cult movie in tutto il mondo ed è riconosciuto come uno dei migliori film horror in assoluto, mantenendo una freschezza invidiabile: ha ispirato due serie a fumetti, un videogioco ufficiale uscito nel 2011, gadget vari ed è regolarmente proiettato nei cineclub di tutto il mondo; al Polo Nord e al Polo Sud per i ricercatori è un must da rivedere ogni anno insieme a Shining.

Il fiasco ebbe peraltro ripercussioni sulla messa in onda televisiva, rimontata con alcune scene tagliate dal montaggio cinematografico e l’ausilio di una voce narrante: che traccia, all’inizio del film, un profilo dei vari membri della spedizione americana, e spiega la scena finale, anch’essa fuori dal montaggio originale, che vede un cane correre e volgere lo sguardo per un momento al campo base ormai distrutto.

Questo finale, in cui la voce in terza persona profetizza un futuro apocalittico e ci invita a tenere gli occhi bene aperti perché la Cosa potrebbe già aver contagiato chi ci sta intorno, è certamente più esplicativo, ma rende tutto più ovvio. Peraltro, non è l’unico girato da Carpenter. Ne esiste un altro, tenuto ben nascosto da oltre trent’anni, che mostra MacReady tratto in salvo da una squadra di soccorso e sottoposto al test del sangue in cui risulta negativo.

In realtà Carpenter non aveva alcuna intenzione di girare una scena del genere: lo stesso script non prevede in alcun modo che si conosca il destino di Mac Ready. Ma il montatore, l’ottimo Todd C. Ramsey, consigliò a Carpenter di girare ugualmente quella scena, visto che c’era il tempo per farla e che poteva rivelarsi utile.

Ad ogni modo, entrambe le scene non furono inserite nella versione cinematografica, e neppure nelle visioni di prova prima dell’uscita nelle sale. A distanza di anni, è chiaro che la scelta fu azzeccata. Sulla sorte di MacReady e Childs, gli unici due sopravvissuti, si parla, teorizza e favoleggia da anni ed è altrettanto chiaro che tale dubbio abbia contribuito alla longevità del film. Ci sono teorie più o meno bizzarre create per ricostruire la sorte dei due: la più accreditata, naturalmente, è quella che vede entrambi morire assiderati, rafforzata, del resto, dal finale televisivo di cui abbiamo parlato. Ma resta sempre da stabilire se, ed eventualmente chi è, tra i due, quello assimilato dalla Cosa. Anche per questo dubbio il dibattito è stato alimentato da indizi, smentite, ammissioni e bugie, tanto dal regista quanto dagli attori, bombardati da oltre 30 anni dai fan del film che bramano di sapere chi, tra MacReady e Childs, è l’ultima Cosa.

Anni fa’ su un forum un utente rivelò – senza però portare alcuna prova – di aver sentito Carpenter ammettere che “il finale è ovvio, MacReady respira, Childs no”. Ma questa spiegazione decade se si guarda attentamente la scena. Il regista, ancora oggi, si rifiuta di dare maggiori spiegazioni, così come Russell e David Keith.

Tuttavia esiste un soggetto, che Carpenter ha ammesso di aver scritto ma sul quale mantiene un ovvio riserbo, per un sequel del film che narra la storia dei due sopravvissuti dal punto in cui li abbiamo lasciati.

Giacché siamo in tema di misteri, è bene scioglierne un altro. Nella scena, iniziale, in cui il cane entra nella stanza di uno dei membri della spedizione, si vede solo un’ombra. A chi appartiene? Per anni si è pensato fosse Norris, più probabilmente si tratta di Palmer. Probabile ma non sicuro perché nessun attore del film partecipa a quella scena: Carpenter, per evitare di rivelare allo spettatore il personaggio che per primo viene assimilato dalla Cosa, girò la scena servendosi di un membro della crew. E si porterà anche questo mistero nella tomba.

Le riprese furono effettuate in gran parte nell’estate dell’81, negli Universal Studios di Los Angeles, dove si girarono gli interni, e l’inverno seguente in Canada, nei pressi di Stewart, nella Columbia Britannica, dove venne allestita la base scientifica. Per ricreare l’atmosfera glaciale all’interno della base la temperatura negli studi venne abbassata a 4 gradi, mentre fuori sfiorava i 37. La base venne costruita proprio mentre si giravano le scene degli interni e lasciata riposare fino a dicembre, quando era ormai sotto una spessa coltre di neve e la temperatura oscillava tra 0 e -15°. Nel film si vedono due basi, una americana e una norvegese. In realtà si tratta della stessa struttura, solo che le scene di quella americana furono girate prima e quelle relative alla norvegese dopo, una volta cioè che era stata data alle fiamme e semi-distrutta.

La Cosa è uno dei pochi film per il quale Carpenter non ha composto la colonna sonora. Inizialmente era stato contattato Jerry Goldsmith che, però, alla fine passò per i troppi impegni. Incredibilmente il regista e la produzione si accorsero solo poco prima del termine delle riprese che per la colonna sonora non si era più cercato un compositore. Carpenter chiamò allora direttamente al telefono Ennio Morricone: lo convinse dicendogli di stimarlo immensamente, tanto da aver usato le sue musiche per accompagnare il suo matrimonio. Il Maestro lo ripagò con una colonna sonora eccezionale, profonda, perfetta nel sottolineare immediatamente l’atmosfera claustrofobica e paranoica che si respira per tutto il film.

Il film è pieno zeppo di errori, sia di continuità che nella storia, anche se non sono compromettenti. Il più grave è certamente quello nella scena del test di sangue dove tutti si tagliano con lo stesso bisturi sapendo perfettamente che la Cosa ha un altissimo indice di infezione.

Qualche curiosità per concludere.

Anche se rispetto alla versione di Hawks La Cosa è più fedele al racconto originale di Campbell, i singoli destini di alcuni protagonisti sono comunque diversi rispetto al libro, che prevede meno morti. Tra le differenze con il film di Hawks anche quella relativa alla posizione geografica: il film del ‘51 si svolge al Polo Nord, quello dell’82 al Polo Sud.

La Cosa è uno dei pochi film in cui la Terra, brand della Universal pictures, non compare.

John Carpenter è presente con un cameo, non accreditato, nel filmato trovato nella base norvegese: è uno degli esploratori attorno all’astronave.

Il ruolo del norvegese impazzito è interpretato dal produttore associato, oltre che aiuto regista, Larry J. Franco.

Gli effetti sonori relativi al vento gelido furono in realtà registrati in pieno deserto californiano poco fuori Palm Springs.

Nella scena in cui MacReady tiene in mano il campione di sangue di Palmer, la mano è finta.

La scena della rianimazione è ricca di aneddoti: il primo è che fu utilizzata una controfigura priva degli arti al posto di Richard Dysart, l’altra è che la fase del distaccamento della testa fu girata una volta sola perché i solventi utilizzati presero fuoco e distrussero il manichino, per la cui realizzazione erano occorsi mesi di lavoro ininterrotto. Fortunatamente per Carpenter, e soprattutto per Bottin, non ci fu bisogno di girare nuovamente la scena.

La scena dello scontro finale tra Mac Ready e la Cosa, realizzata in stop motion con l’impiego di una cinquantina di tecnici, dura molto di più ma, dopo che a una visione di prova alcuni spettatori si erano addirittura messi a ridere, Carpenter decise di ridurla al minimo.

In fase di montaggio vennero tagliate anche le morti di Fuchs e Nauls. Il primo viene trovato bruciato dai compagni nella serra ma esiste una foto di scena in cui è impalato ad una porta con una pala. Il secondo scompare e si dà per scontata la sua assimilazione da parte della Cosa: scena effettivamente girata ma poi tagliata sempre perché l’animazione del mostro non soddisfaceva Carpenter.

Nel cast non sono fisicamente presenti donne: le uniche tracce sono relative alla concorrente al quiz che Palmer guarda in tv e alla voce del computer degli scacchi. Anche se non accreditata, la voce è quella di Adrienne Barbeau l’attrice, al tempo moglie di Carpenter, già protagonista di The Fog e Fuga da New York. C’è in verità anche una bambola gonfiabile, appartenente a MacReady, ma le scene in cui compare vennero tagliate.

Il cane si chiamava Jed, a detta di tutti un ottimo attore, abile a non guardare mai in camera: contrariamente a ciò che molti credono, non è un Husky ma un Alaskan Malamute incrociato con un cane lupo. Peraltro nelle scene iniziali, quelle in cui è inseguito dall’elicottero norvegese, non è lui ma un altro cane lupo.

Ma la curiosità più clamorosa è che il film rivela tutto già nelle prime battute. L’elicotterista infatti avverte subito i colleghi americani, in un norvegese se vogliamo maccheronico, della minaccia rappresentata dal cane. La traduzione letterale è la seguente: “Andate al diavolo! Quello non è un cane, è una cosa! Sta imitando un cane ma non lo è realmente! Toglietevi di torno idioti!”

Da non dimenticare, infine, che nonostante la fatica e le amarezze sopportate per anni, John Carpenter ha sempre sostenuto che, di tutti i suoi film, La Cosa è quello che ama di più.

Fonti
La Cosa su Wikipedia
La Cosa su IMDB