Omicidio a luci Rosse, Brian De Palma 1984

Omicidio a luci Rosse (Body double), Brian De Palma 1984
Omicidio a luci Rosse (Body double), Brian De Palma 1984

Omicidio a luci rosse è un film del 1984 diretto da Brian De Palma con Craig Wasson, Melanie Griffith, Deborah Shelton e Gregg Henry. La pellicola, un thriller erotico o, come Variety la definì, un “sex-spenser”, è un evidente omaggio a due capolavori di Alfred Hitchcock: “La finestra sul cortile” del 1954 e “La donna che visse due volte” del 1958. Ad affascinare De Palma, in particolare, erano i caratteri voyeuristico e ossessivo dei due capolavori del maestro britannico: elementi di cui si nutre profondamente Omicidio a luci rosse la cui storia è scandalosamente ambientata nei mondi pressoché sconosciuti dei set pornografici e di serie z.

 

Proprio in uno di questi set troviamo il protagonista, Jake Scully, un attore mediocre che soffre di claustrofobia. Tradito dalla compagna, accetta di trasferirsi nella casa di un collega per prendersene cura in sua assenza. Da una posizione privilegiata, si mette a spiare a più riprese una donna che con chirurgica precisione si spoglia ogni notte alla stessa ora. Finché, un giorno, questa viene uccisa proprio mentre lui la guarda attraverso un telescopio. Risolverà il caso con l’aiuto di una pornostar. 

Proseguendo la sua personalissima battaglia contro gli schemi hollywoodiani e la critica cinematografica, De Palma ha concepito Body Double – questo il titolo originale che significa “controfigura” – come il film che avrebbe dovuto sdoganare il sesso esplicito, appannaggio esclusivo del porno, nel mondo di Hollywood. Non riuscì ovviamente a convincere gli Studios e, per la verità non riuscì neppure a confermarsi, dopo il successo riscosso con Scarface, davanti al grande pubblico: tuttavia Omicidio a luci rosse rappresenta meglio dei precedenti l’ideale manifesto della poetica di De Palma, fatta di eccessi, influenze, ribaltamenti e, nella fattispecie, di doppi. Il doppio è un elemento fondamentale in Omicidio a luci rosse, esasperato dal ruolo dello spettatore, costretto non solo a vedere “cosa” succede ma anche e soprattutto “come”. Perchè Omicidio a luci rosse racconta un film nel film, in una cornice onirica che esaspera il confine tra sogno, fantasia e realtà.

La pellicola, all’uscita nelle sale, fu osteggiata dalle associazioni femministe che la ritenevano misogina: oltre che per la rappresentazione della donna nel mondo del porno, anche per le scene di morte, ovviamente forti come piacciono a De Palma: come l’esecuzione principale, che avviene con un trapano, peraltro anch’essa una citazione da The Driller Killer. Anche la critica lo bocciò pesantemente, con la brillante eccezione del celebre critico Roger Ebert che gli assegnò 3 stelle e mezzo su 4.

Vediamo ora qualche curiosità relativa a Omicidio a luci rosse.

Le boccacce invidiose che popolano e alimentano lo star-system hollywoodiano misero in giro, perpetuandola per molto tempo, la voce che De Palma avrebbe effettuato i provini per il ruolo di Holly a casa sua e che decine di attrici, per aggiudicarselo, si sarebbero masturbate davanti a lui proprio come avviene nel film. Certamente una attrice, scopriremo chi tra poco, si sottopose a un provino del genere ma solo dopo essere stata scelta. In realtà per le audizioni De Palma aveva richiesto alle candidate di prepararsi su alcune scene di Brivido Caldo, thriller erotico diretto da Lawrence Kasdan uscito 3 anni prima. E poi, il regista per quel ruolo aveva le idee molto chiare: la pornostar Annette Haven era la sua prima scelta ma la Columbia Pictures pose il primo dei tanti veti dopo aver visto le sue performance. La pornodiva, successivamente e sull’onda del flop del film, affermò che era stata contenta di non essersi aggiudicata quel ruolo sia perché la storia non le piaceva sia perché c’erano troppe scene violente. La Haven compare comunque nel film con un piccolo cameo.

Tatum O’Neal, Jamie Lee Curtis e Carrie Fisher sostennero tutte il provino per questo ruolo ma alla fine rinunciarono; la parte venne offerta a Brooke Shields ma lei preferì continuare gli studi di francese a Princeton; Linda Hamilton rifiutò perché già coinvolta nella produzione di Terminator. Alla fine la scelta ricadde su Melanie Griffith, allora praticamente sconosciuta. Un paio d’anni prima aveva sposato Steven Bauer, già ingaggiato da De Palma per Scarface e presente in Omicidio a luci rosse con un cameo non accreditato, che infatti la propose. Ma a convincere il regista molto probabilmente fu il video della sua audizione/masturbazione in camera da letto: di cui purtroppo non v’è più alcuna traccia, dal momento che venne distrutto per espressa richiesta dell’attrice.

La Griffith, nel breve termine, fu l’unica a tirar fuori qualcosa di positivo dal film: Body Double le fece guadagnare una nomination ai Golden Globes come migliore attrice non protagonista e le aprì le porte delle grandi produzioni hollywoodiane: da lì a 4 anni, l’attrice avrebbe interpretato altri due film iconici degli anni ‘80: Qualcosa di travolgente nel 1986 e Una donna in carriera nel 1988.

Prima di partecipare al film la bellissima Deborah Shelton, interprete del ruolo della donna assassinata, era stata eletta Miss USA 1970

L’indimenticabile e futuristica casa/fungo in cui si svolge gran parte del film esiste realmente: si tratta della Casa Malin, meglio nota come Chemosphere, progettata nel 1960 dall’architetto americano John Lautner e situata nella San Fernando Valley a due passi dalla Mulholland Drive.

Per trasformarsi nell’inquietante indiano assassino Gregg Henry si sottopose a un massacrante trucco che necessitava di circa quattro ore: oltre alla protesi facciale in latex, per cui vennero effettuati una miriade di test, gli venne applicata una pancia finta, una dentiera e un parruccone.

Il film è pieno di citazioni: oltre a La Finestra sul cortile e La donna che visse due volte, sparsi quà e là, tra manifesti e scene, ci sono, tra gli altri, Il Mago di Oz, Viale del tramonto, Il delitto perfetto, Guerre Stellari, ribattezzato Star Whores (Puttane stellari), e Tenebre di Dario Argento.

A proposito di citazioni: Dennis Franz, che nel film interpreta il regista del film low budget in cui recita Jack Scully, si ispirò per il suo personaggio a Brian De Palma, che lo aveva già diretto in altri 4 film prima di Body Double. 

La splendida colonna sonora del film venne composta da Pino Donaggio, alla sua 5 collaborazione con De Palma. Tuttavia la regina del film è certamente Relax, hit mondiale della band britannica Frankie Goes to Hollywood, protagonista nella scena del film a luci rosse interpretato da Scully e da una schiera di pin-up come Lindsay Freeman e reali pornostar come Annette Haven e Cara Lott. Tra l’altro, il set per girarla venne riutilizzato un anno dopo per girare Ammazzavampiri, altra pellicola targata Columbia Pictures. Nel film è presente anche un’altra canzone-cult, di cui si vede brevissimamente anche parte del video: si tratta di The house is burning but there’s no one home, capolavoro dei Vivabeat del 1983. 

Omicidio a luci rosse ha avuto un remake: Pelah Nasha, opera prima dell’indiano Ashutosh Gowariker diretta nel 1993. Ma il film era destinato unicamente al mercato indiano e, quindi, è praticamente sconosciuto al grande pubblico. 

Nel film American Psycho – e nel libro di Bret Easton Ellis da cui è tratto – Body Double è citato numerose volte, essendo il film preferito del protagonista, Patrick Bateman, che ammette di averlo noleggiato ben 37 volte e di essere ossessionato dalla scena dell’omicidio. 

Omicidio a luci rosse, prima di essere rivalutato e divenire un cult, fu un flop al botteghino: costato 10 milioni di dollari, ne incassò meno di 9 sul mercato americano. De Palma venne nominato ai Razzie Awards nella poco ambita categoria di peggior regista ma gli venne preferito John Derek che, con Bolero Extasy, si aggiudicò la pernacchia d’oro 1984.

 

Fonti:

Recensione di Omicidio a luci rosse di Roger Ebert

Omicidio a luci rosse su Wikipedia

Omicidio a luci rosse su IMDB