Poltergeist, Tobe Hooper 1982

Poltergeist - Demoniache presenze, Tobe Hooper 1982
Poltergeist – Demoniache presenze, Tobe Hooper 1982

Poltergeist è un film del 1982 diretto da Tobe Hooper e interpretato da Jobeth Williams, Craig T. Nelson, Beatrice Straight e Zelda Rubinstein. La pellicola, una sorta di favola dell’orrore, è stata prodotta, scritta e sceneggiata da Steven Spielberg, da più voci ritenuto il vero autore del film.

Trama

Una perfetta famiglia americana, composta da papà e mamma Freeling, i loro tre figli, l’immancabile cane e due pappagallini, comincia a notare che in casa c’è qualcosa di strano, una sorta di “presenza” che si diverte a spostare gli oggetti. Il fatto dapprima incuriosisce e diverte la famigliola ma, quando il figlio viene quasi ingoiato da un albero e, soprattutto, la figlia più piccola sparisce, si capisce in fretta che c’è poco da ridere. L’unica traccia che resta della bambina è la voce, che continua inspiegabilmente a provenire dal televisore. I Freeling, sapendo di non essere creduti, invece di chiamare la Polizia si rivolgono ad una psicanalista che studia i fenomeni paranormali. Dapprima scettica, anche quest’ultima dovrà ricredersi. Attestate le presenze all’interno della casa, il team di proto-ghostbusters decide di chiamare una medium, tale Tangina Barrons, la quale ci mette poco a convincere i Freeling di non essere una cialtrona da quattro soldi. Finale lieto, ma aperto.

Poltergeist è un film di Spielberg diretto da Tobe Hooper: può sembrare un controsenso ma è esattamente così. Il regista de Lo Squalo scrisse soggetto e sceneggiatura, lo produsse e, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto anche dirigerlo. Ma una clausola del contratto chiuso con la Universal Pictures per E.T. – L’Extra-Terrestre gli impediva di dirigere altri film durante la lavorazione. Rimasto impressionato da Non aprite quella porta (1974), Spielberg scelse Tobe Hooper, col quale instaurò un rapporto amichevole e, in fondo, onesto: Poltergeist, per ammissione di molti attori, tecnici e altri membri della produzione, è chiaramente un film di Spielberg, visto che ne curò praticamente tutti i dettagli, dalla scelta del cast alla realizzazione dello storyboard fino alla direzione degli attori sul set; Hooper certamente non stette semplicemente a guardare ma in linea di massima ebbe più un ruolo consultivo che direttivo.

Pressato dalla stampa, Spielberg ammise di aver preso molte, se non tutte le decisioni dentro e fuori dal set ma di non aver mai scavalcato completamente il titolare della regia, col quale si confrontava e nei confronti del quale nutriva grande stima: una stima tale che aveva portato Spielberg ad offrire a Hooper, inizialmente, niente meno che la regia di E.T.- L’Extra-Terrestre; ma quest’ultimo aveva rifiutato perché si riteneva inadatto a dirigere una storia cosi’ commovente. Col senno di poi, senza dubbio, fece la scelta giusta. Dubbi, semmai, vennero espressi dalla Directors Guild of America, che apri’ un’inchiesta per chiarire il reale regista del film ma, alla fine, non prese provvedimenti.

Al momento del casting, i registi ritennero opportuno scegliere attori non celebri per rendere la storia più credibile: una coppia di star di Hollywood, pensavano, avrebbe distolto l’attenzione degli spettatori e reso il film meno realistico, mentre il fine era quello di rappresentare una normalissima famiglia americana travolta da fatti inspiegabili. Un po’ come in E.T., per il cui casting – che si svolse parallelamente a quello di Poltergeist – Spielberg usò criteri simili.

Per il ruolo della piccola Carol-Anne venne considerata Drew Barrymore che fece un provino convincente. Ma entrando in uno dei bar della Metro Goldwin Mayer, Spielberg fu letteralmente folgorato dal visino angelico di Heather O’Rourke che stava pranzando con la madre e la sorella. La bambina, durante il provino, non fece altro che ridere ma Spielberg riconobbe comunque in lei la figura perfetta per quel ruolo tanto che chiese alla madre di portarla nuovamente negli studi per un altro provino. Durante questa seconda audizione, il regista chiese alla bambina di mettersi a urlare fino a quando lui non le facesse cenno di smettere: la piccola urlò senza sosta per circa un minuto fino a quando, travolta dall’emozione, non si mise a piangere.  Il fatto convinse Spielberg che diede a lei la parte mentre scelse di dirottare Drew Barrymore su E.T.

Sul film e i due sequel (Poltergeist II: L’altra dimensione del 1986 e Poltergeist III: Ci risiamo del 1988), grava una sorta di maledizione che si crede dovuta al fatto che la produzione usò, durante le riprese del primo episodio, degli scheletri veri senza che gli attori ne fossero a conoscenza. Jella o meno, alcuni attori fecero una brutta fine. Dominique Dunne, che interpreta la figlia grande, venne strangolata da un suo ex poco dopo l’uscita del film e la piccola Heather O’Rourke morì nel 1988, poco dopo il termine delle riprese del terzo episodio, per uno shock settico derivante da un’occlusione intestinale. Riposano entrambe a pochi passi di distanza nel Westwood Memorial Park di Los Angeles. Lou Perryman venne fatto fuori anni fa a colpi d’ascia da un 26enne tossicodipendente. Altri attori e membri della crew parlarono di avvenimenti strani dentro e fuori il set: Jobeth Williams sostenne che ogni giorno, tornando a casa, le sue foto attaccate alle pareti erano storte e a nulla serviva metterle a posto perché il giorno dopo trovava la stessa situazione. La stessa Rubinstein ebbe premonizioni: una notte sognò il suo amato cane che gli parlava e, infine, la salutava con un “arrivederci”: la mattina dopo la madre l’avvertì che era morto.

Per Oliver Robins la tragedia fu davvero dietro l’angolo: nella celebre scena in cui viene strozzato, una delle due braccia del clown sotto al letto si mise in una posizione tale da strangolarlo. Il ragazzino aveva ricevuto da Hooper di improvvisare e, dunque, di urlare e dimenarsi. Nessuno si accorse del problema fino a quando la faccia di Robins non assunse un colore viola addobbo funebre. Accortosi del problema, Spielberg fermò tutto, precipitandosi lui stesso sotto al letto per liberare il ragazzino.

Curiosità

Heather O’Rourke ebbe paura soltanto in un’occasione: nella scena in cui, aggrappata alla spalliera del letto, i giocattoli vengono attratti nello sgabuzzino, la piccola si mise a piangere. Ancora una volta Spielberg bloccò le riprese, corse verso di lei, la prese in braccio e le promise che non avrebbe ripetuto la scena.

La casa dei Freelings al termine del film viene inghiottita dal suolo. Si tratta di un modellino: in realta’ la casa in cui venne girato il film esiste ancora e i proprietari sono sempre gli stessi. E non hanno mai avuto problemi.

James Karen, l’interprete dell’immobiliarista senza scrupoli, divenne piuttosto impopolare: a quel tempo, infatti, l’attore era il testimonial di una catena di Supermarket, la PathMark. Molti spettatori del film gli inviarono lettere cariche d’odio, giurandogli che non avrebbero più messo piede nei supermarket da lui pubblicizzati.

JoBeth Williams rifiutò inizialmente di girare la scena nella piscina: non tanto per gli scheletri, che come detto erano veri ma lei non ne era al corrente, quanto piuttosto per tutti i cavi elettrici che davano corrente alle lampade che c’erano attorno al bordo e che, al contatto con l’acqua, potevano essere fatali. L’attrice si convinse solo quando Spielberg entrò in piscina, sistemandosi sul lato opposto a lei e battendo il ciak.

Dopo circa 34 minuti c’è un taglio piuttosto brutale nella scena in cui i Freelings si accorgono che in cucina c’è una presenza: la scena terminava con Craig Nelson che affermava di odiare Pizza Hut. La famosa catena minacciò di bloccare l’uscita del film quando mancavano pochi giorni al lancio: ecco spiegato il perché di un taglio così crudo.

E per finire: indovinate di chi sono le mani che tirano via la pelle dalla faccia del povero investigatore? Di Steven Spielberg, ovviamente.

Il film uscì una settimana prima di E.T., ottenendo sin da subito buoni incassi: entrambi furono dei successi planetari e per questo motivo l’estate del 1982 viene normalmente indicata come l’estate di Spielberg che grazie a queste due pellicole guadagnò centinaia di milioni di dollari.

Nello specifico Poltergeist, costato 10 milioni di dollari, ne incassò in tutto il mondo ben 125.