Ritorno al Futuro, Robert Zemeckis 1985

Ritorno al Futuro, Robert Zemeckis 1985
Ritorno al Futuro, Robert Zemeckis 1985

Ritorno al Futuro è un film del 1985 diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Crispin Glover e Thomas Wilson.

Il film venne scritto dal regista insieme a Bob Gale, prodotto dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg e girato nell’area di Los Angeles, in particolare negli studi della Universal, che distribuì il film.

 

 

 

Marty McFly è un giovane spensierato degli anni ’80: skateboard ai piedi, ragazzetta da portare al lago, una rock band, e amicizie pericolose. Come quella con Doc Emmett Brown, uno scienziato mezzo pazzo che lo coinvolgerà presto nella sua ultima invenzione: una macchina del tempo, costruita montando il cosiddetto “flusso canalizzatore” su  una DeLorean. Ma per farla funzionare serve il plutonio che Doc ha rubato ad un’organizzazione terroristica che lo rintraccia e lo fa fuori proprio la sera dell’esperimento. Per sfuggire ai sanguinari libici, Marty utilizzerà la macchina finendo nel 1955, l’anno in cui i suoi genitori si sono incontrati e innamorati. Ma commette, inconsapevolmente, l’errore di modificare gli eventi del passato, rischiando così di far saltare l’incontro dei genitori e conseguentemente il suo concepimento. Marty avrà una settimana per aggiustare la situazione e trovare un modo per fare Ritorno al futuro.

L’idea

L’idea da cui si sviluppò il film venne a Bob Gale che sul finire del 1980, dopo aver trovato e sfogliato gli annuari scolastici del padre, cominciò a discutere con Robert Zemeckis di quanto poteva essere suggestivo poter tornare indietro nel tempo e vedere cosa avevano combinato i loro genitori alla loro età: capire, per esempio, se i moniti che avevano continuamente ripetuto, come andare bene a scuola per garantirsi un buon futuro, non concedersi facilmente, non bere, non fumare e non fare cazzate in generale, fossero stati davvero rispettati quando gli adolescenti erano loro. Zemeckis trovò l’idea interessante: tornare indietro nel tempo – e modificare il suo corso – avrebbe solleticato l’immaginazione di chiunque.

L’idea c’era, bisognava svilupparla e renderla appetibile per gli Studios.

E non fu facile. Una prima sceneggiatura era pronta nel febbraio dell’81. La Columbia Pictures, inizialmente interessata, la comprò ma se ne liberò in fretta perché priva di scene di sesso. Bisogna del  resto considerare che in quegli anni erano uscite, o stavano uscendo pellicole come Risky Business, Porky’s e Fuori di testa, tutti film di successo dove il sesso era un elemento determinante, mentre in Ritorno al Futuro non era previsto neppure un nudo. La storia appariva, insomma, troppo “leggera”. Non per la Disney, che sbatté la porta in faccia a Zemeckis perché non voleva fare un film in cui un figlio rischiava di “farsi” la madre. Gale, allora, chiese a Zemeckis di fare un ultimo tentativo con Steven Spielberg. Il capo della Amblin Entertainment aveva prodotto gli ultimi due loro film, I wanna hold your hand e La fantastica Sfida, che erano stati dei flop pazzeschi, e infatti si dimostrò piuttosto freddo. Ma quando Zemeckis, nel 1984, sbancò i botteghini con Alla ricerca della pietra Verde, Spielberg riconsiderò la sceneggiatura, che nel frattempo aveva avuto due revisioni.

La produzione

Michael J. Fox venne subito individuato per interpretare il ruolo del protagonista. Ma aveva un contratto esclusivo per girare la sit-com Casa Keaton e la produzione non gli avrebbe permesso di accettare altri lavori. Soprattutto in quel momento: la serie ruotava completamente su di lui visto che Meredith Baxter, l’altra star di Casa Keaton, era assente perché aveva appena avuto un figlio: permettere a Fox di girare contemporaneamente un film avrebbe compromesso certamente le registrazioni della serie televisiva. Così vennero sondate altre young star del momento: a partire da Corey Hart, giovane cantante canadese a cui Spielberg inviò invano il copione, fino a John Cusack, elemento di spicco del cosiddetto Brat Pack, che però venne scartato così come Christopher Thomas Howell. Johnny Depp si presentò al provino ma fece un casino mentre Ralph Macchio rifiutò di partecipare a un film che, a suo dire, parlava di un bambino, una macchina e di pillole al plutonio. Alla fine fu scelto Eric Stoltz, bello, simpatico e bravo: aveva fatto parte del cast di Fuori di Testa e a Hollywood parlavano un gran bene della sua interpretazione in Dietro la Maschera, che stava per uscire.

L’ingaggio di Stoltz favorì quello di Lea Thompson: i due avevano lavorato insieme in The Wild Life un anno prima e, al tempo, uscivano insieme; ma distrusse le ambizioni di J.J. Cohen, inizialmente scelto per la parte di Biff fino a che Fox era stato in ballo ma poi sostituito dal piu’ massiccio Thomas F. Wilson.

Christopher Lloyd rifiutò inizialmente la parte di Doc Emmett Brown, offertagli direttamente dal produttore Neil Canton dopo aver provato a convincere John Lithgow che, che pero’ aveva gia’ un altro impegno. Entrambi avevano lavorato nel floppissimo-cult Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione insieme a Jeff Goldblum, sondato anch’egli insieme a Dudley Moore e James Woods. Alla fine Christopher Lloyd ci ripenso’, convinto dalla moglie e dalla lettura del copione.

L’unico ad essere preso senza grossi affanni fu Crispin Glover, che interpreta l’inetto padre di Marty, che peraltro aveva già affiancato Michael J. Fox in un episodio di Casa Keaton l’anno prima.

Le riprese cominciarono nel gennaio del 1985 ma dopo 4 settimane e mezzo era chiaro a tutti che Stoltz non andava bene. Il giovane attore non aveva preso sottogamba la parte, anzi: dentro e fuori il set era entrato in simbiosi col personaggio, pretendendo addirittura che tutti lo chiamassero Marty McFly prima, durante e dopo le riprese. Ma anche lui dopo poche settimane aveva capito di essere fuori ruolo. Zemeckis ha sempre ricordato la professionalità di Stoltz nel riconoscerlo e nell’essersi fatto da parte senza alimentare polemiche e tensioni. Perché dopo aver buttato 5 settimane di riprese e tre milioni di dollari, la tensione si tagliava col coltello e la sedia di Zemeckis scottava di brutto. Fortunatamente, nel frattempo la situazione a Casa Keaton era cambiata: col ritorno sul set di Meredith Baxter, Michael J. Fox era ora più libero. L’attore mise a punto un programma articolatissimo in cui, per due mesi, dalle 9 della mattina fino alle 6 del pomeriggio avrebbe lavorato sul set di Casa Keaton; dopodiché, fino alle 2.30 della mattina, avrebbe lavorato sul set di Ritorno al Futuro. Un programma massacrante per Fox che, spesso, fu costretto a dormire solo due ore per notte. Gary David Goldberg, il produttore della sit-com, acconsenti’ a patto che l’attore non togliesse neppure una battuta ai copioni, non sgarrasse con gli orari di lavoro e non prendesse parte al tour promozionale del film. Che finalmente aveva il suo vero protagonista.

Il materiale girato con Stoltz non andò comunque del tutto sprecato: alcune scene nel parcheggio del centro commerciale, dove Marty non è riconoscibile, vennero utilizzate nel montaggio finale.

La colonna sonora fu affidata ad Alan Silvestri, forte di un’orchestra di 85 elementi – un record all’epoca – ma per comporre le hit per il lancio del film venne chiamato Huey Lewis che con i News era reduce dal successo dell’album Sports.

Le location vennero individuate tutte nei dintorni di Los Angeles ma per la cittadina di Hill Valley venne utilizzato, modificandolo parzialmente, il set allestito negli Universal Studios nel 1959 per il primo episodio di Ai Confini della Realtà, dal titolo La Barriera della solitudine. Parte della stessa scena era stata utilizzata anche per Gremlins, uscito l’anno prima.

Le scene dentro e fuori la scuola vennero girate nella Whittier High School, la stessa frequentata da Richard Nixon, mentre nella palestra della Chiesa Presbiteriana di Hollywood vennero girate le scene del ballo. Il parcheggio del centro commerciale in cui Marty va e torna dal passato è nella realtà quello del Puente Hills Mall, che si trova a Industry.

Ma le problematiche vere le dovette affrontare il make-up artist Ken Chase, che doveva trasformare i personaggi, in particolar modo i genitori di Marty e Biff, dando loro gli aspetti diversi che mostrano nel film. Gli attori, d’altro canto, dovettero quotidianamente sottoporsi a 3 ore e mezzo di trucco e la cosa non fu certamente semplice da sopportare. Curiosamente, Michael J. Fox e’ piu’ piccolo di Lea Thompson di solo una decina di giorni ma piu’ anziano di ben tre anni rispetto a Crispin Glover.

Prima di scegliere la famigerata DeLorean DMC-12, per Zemeckis e Gale la macchina del tempo era un un frigorifero attaccato a un reattore atomico: ma quest’ultima versione era stata infine scartata perché poteva generare pericolosi episodi di emulazione tra i bambini. Spielberg Gli autori cominciarono a pensare a una automobile perché il mezzo si avvicinava di più all’idea di “viaggio”. E la DeLorean, con quegli sportelli ad ali di gabbiano, si prestava perfettamente alla storia. Gale e Zemeckis si limitarono a dare qualche indicazione e delegarono  il progetto a un team di artisti, illustratori e designer degli effetti speciali che alla fine modifico’ tre DMC-12, tutte utilizzate nel film.

Il successo di Ritorno al Futuro, peraltro, non cambiò il destino della casa automobilistica che finì in bancarotta pochi mesi dopo l’uscita del film. John DeLorean, una volta visto il film, mandò una lettera di ringraziamento per aver dato alla sua creazione, tanto geniale quanto incompresa dal mercato, una visibilità immortale. Delorean e’ scomparso nel 2005.

Il film risente delle rotture di scatole e delle direttive, inviate talvolta sotto forma di veri e propri “pizzini”, di Sid Sheinberg, il capo della Universal Pictures, che costrinse Gale e Zemeckis ad apportare alcune curiose modifiche allo script. Innanzitutto suggeri’ che il Professor Brown divenisse Doc Brown; il quale nell’ultima stesura della sceneggiatura aveva una scimmietta, e non un cane, come fedele accompagnatore. Sheimberg pretese che si sostituisse con un cane perché, a suo dire, le scimmie non portavano fortuna ai film in cui venivano utilizzate. Pretese anche che venisse cambiato il nome della madre di Marty, che originariamente si chiamava Eileen, con Lorraine, il nome di sua moglie. A Sheinberg non piaceva neppure Ritorno al Futuro come titolo: secondo lui avrebbe dovuto intitolarsi Spacemen from Pluto, riprendendo una celebre gag del film. Spielberg gli rispose in una lettera, ringraziandolo per lo scherzo che aveva fatto ridere tutti quanti. Sheinberg in realtà non scherzava affatto, ma non insisté visto che aveva scatenato così tante risate.

Errori

Il film è pieno zeppo di errori e buchi  nella sceneggiatura su cui, peraltro, si discute animatamente ancora oggi. Si va dalla macchina di Biff che cambia durante l’inseguimento, all’impossibilità di far arrivare la scarica nel modo in cui avviene, dai Kalashnikov, armi celebri per la loro affidabilità, che si inceppano per ben due volte fino alla superficialità con cui Doc Brown maneggia il plutonio. Tanti anche gli anacronismi, dalla chitarra che suona Marty, che nel ’55 non esisteva, alla faccia che fa Lou, il padrone del Café, facendo intendere che in California non ci sarebbe mai stato un sindaco nero: Edward Duplex, eletto nel 1888 a Wheatland, era nero.

L’evidente errore dell’asciugacapelli nell’incontro tra Marty travestito da marziano e George McFly si deve al fatto che la scena era troppo lunga e venne accorciata. Altre scene tagliate mostrano la madre di Marty copiare in compiti in classe e Doc che scopre nella valigia portata da Marty una copia di Playboy. Un altro taglio, che spiega un particolare poco chiaro nel film, è nella scena in cui Doc Brown corrompe il poliziotto che gli chiede se ha i permessi per montare l’apparecchiatura davanti alla torre dell’orologio.

Curiosità

Il film segna l’esordio di Billy Zane, che interpreta uno della cricca di Biff. Nel film compare in un cameo Huey Lewis, nel ruolo del professore che boccia sonoramente Marty all’audizione musicale.

Nella versione italiana Lorraine chiama Marty Levi Strauss dopo aver letto l’etichetta delle sue mutande. In realtà nella versione originale l’etichetta porta il brand di Calvin Kline che però, nel 1985, in Italia, così come in Spagna, era sconosciuto. Allo stesso modo, in Francia, Marty viene chiamato dalla madre Pierre Cardin.

A proposito di nomi. La fattoria in cui Marty arriva inizialmente appartiene a tale Peabody, il cui figlio si chiama Sherman. Si tratta di un chiaro riferimento al celebre cartone animato Sherman e Peabody, un ragazzino e un cane che vanno continuamente avanti e indietro nel tempo.

Nella scena in cui si apparta con Lorraine, la crew fece uno riuscitissimo a Michael J. Fox. Nella fiasca in cui a un certo punto beve doveva esserci acqua, che invece venne sostituita con vero whisky, prontamente sputato. Ma l’attore la prese bene.

Chi è il barbone che Marty saluta una volta tornato dal passato? Red Thomas, il sindaco in carica a Hill Valley nel 1955!

Ritorno al futuro non era inteso come la prima parte di una trilogia: per anni si è creduto così perché nella versione vhs e in alcuni passaggi televisivi compariva il “to be continued” alla fine del film. Ma nella versione cinematografica non è mai apparso.

Nei titoli di coda la canzone Johnny B. Goode è accreditata a Marty McFly e gli Starlighters. In realtà la voce non è di Michael J. Fox, bensì di Mark Campbell, mentre l’assolo è di Tim May.

Ma la curiosità più sorprendente riguarda il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, citato più volte nel film. La parte dello script con i riferimenti al Presidente venne inviata alla Casa Bianca per avere l’approvazione, giacché i produttori avevano il timore che Reagan potesse prendersela a male. E invece la prese benissimo: non solo approvò lo script ma il film gli piacque talmente che il Presidente cito’ il film nel discorso sullo stato dell’Unione del 1986.

Ritorno al Futuro fu un successo clamoroso: costato 19 milioni di dollari, ne incassò complessivamente 380 e fu il film piu’ visto negli Stati Uniti nel 1985.

 

Fonti

Ritorno al Futuro sull’IMDB
Ritorno al Futuro su Wikipedia