Socrates e la Democracia Corinthiana

Socrates Democracia Corinthiana - the 80s database
Socrates Democracia Corinthiana – the 80s database

Nelle parole scritte nel ’79 da Joao Bosco e cantate da Elis Regina “O bebado e a equilibrista”  (l’ubriaco e l’equilibrista) è la metafora di un Brasile prostrato dalla dittatura instaurata 15 anni prima, ma non rassegnato alla mancanza di libertà. La canzone diventa un inno dei manifestanti che chiedono democrazia a un regime che censura gli artisti e ne costringe tanti all’esilio, da Chico Buarque a Caetano Veloso, passando per Gilberto Gil che si vede sabotato in diretta un concerto a favore dell’ amnistia per i prigionieri politici.

 

E lei, Elis, detta furacao (uragano) che non ha paura di chiamare gorilas i militari al potere, morirà appena 37enne in circostanze poco chiare. Ufficialmente, un mix letale di alcol e droga. Secondo molti avvelenata. Se la musica in quel brasile è un importante veicolo di dissenso il calcio, l’altra grande passione popolare brasiliana, sembra il megafono perfetto per la propaganda degli oppressori, tragicamente simili alle altre dittature sudamericane del periodo: negli anni ’70 nel paese vengono edificati 32 stadi, 5 dei quali con più di 100mila posti di capienza.Eppure proprio dal calcio partì una delle ultime e più suggestive spallate al regime.

Un’utopia vera e propria: creativa e indimenticabile.

Siamo a San Paolo nel 1982: prendendo spunto da una disastrosa situazione tecnica ed economica, il Corinthians inaugura la più suggestiva autogestione della storia del calcio. Via l’allenatore; c’è un sociologo direttore tecnico e un gruppo di giocatori impegnati politicamente che cancellano le gerarchie e aboliscono i ritiri. Tutto si decide in comune, dagli allenamenti alla campagna acqusiti, fino alla tattica e alla formazione; tutti votano tutto: dal presidente al magazziniere. Il motto è “ganhar ou perder, mas sempre com democracia”. La scritta “Democracia Corinthiana” compare sul retro delle maglie del Timao, su cui a volte i numeri sono stampati al contrario in segno di protesta, i giocatori veicolano messaggi progressisti e partecipano alle manifestazioni in cui si chiedono elezioni democratiche. Il capitano, leader tecnico, ideologico, e carismatico di quella squadra si chiama Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira.

Lo chiamano “o magrao” perché è altissimo, secco, con un cesto di ricci in testa e una gran barba da pensatore. Lo è a tutti gli effetti. Sul campo è una mezzala dal gol facile di classe sopraffina, un virtuoso del colpo di tacco tanto da venire appellato “o calcanhar que a bola pediu a Deus, ovvero «il colpo di tacco che chiese la palla a Dio»”. Lo chiamano anche “o doutor”, perché è un dottore vero e proprio, laureato in medicina (prima pediatra poi medico sportivo).

Socrates ama la filosofia, e con quel nome non potrebbe essere altrimenti, giotto e gramsci, molto meno gli allenamenti, anzi per niente, dato che passa le notti a parlare di politica, a bere, a fumare, in dolce compagnia. Con  lui ci sono un giovane Walter Casagrande Wladimir, Palhinha, Biro-Biro, Zenon … tutti (dai campioni ai comprimari) valgono uno e tutti sono il collettivo. E questa democracia non resta solo idea, ma si fa prassi, per giunta vincente: il Corinthians conquista il campionato Paulista nel 1982 – entrando in campo in finale cantando una canzone di Gilberto Gil – e si ripete l’anno successivo. Nell’estate dell’82 Socrates è in Spagna da capitano di una selecao tra le più grandi di sempre, quella con Falcao, Zico, Junior, Eder, Cerezo, Dirceu…quella che subirà al Sarrià la pazzesca tripletta di Pablito Rossi abbandonando i sogni mondiali.

Due anni dopo con la fine della dittatura termina anche l’esperienza della Democracia Corinthiana e per Socrates c’è una parentesi italiana senza molta gloria (nella Fiorentina ’84-‘85). fa 6 gol, dissemina le sue partite di colpi tacco e le interviste di concetti mai banali, ma resta sostanzialmente incompreso e viene emarginato dal calcio italiano per il quale è un ufo.

Torna in brasile, nel flamengo, e disputa un ultimo mondiale, sempre da capitano. sempre senza coppa.

Nelle sue vite successive l’impegno politico e sociale resta in primo piano, così come l’arte (teatro, musica, ma anche giornalismo).

Ci saluta 3 anni fa, maledetti Bacco-tabacco-e-Venere, soprattutto Bacco, all’alba di un giorno d’inverno. 28 anni prima, in piena Democracia Corinthiana, aveva espresso tra il serio e il faceto il desiderio di morire nel giorno della conquista del titolo brasiliano da parte del suo Timao. Quello stesso pomeriggio, il 4 dicembre del 2011 il Corinthians pareggia col Palmeiras e si laurea campione nazionale. dal campo agli spalti, è una festa con gli occhi gonfi di lacrime e il pugno chiuso al cielo. Lo stesso pugno che alzava al cielo dopo ogni gol Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, l’anima di quell’irripetibile utopia democratica negli anni della dittatura.

Renzo Giannantonio

 

Parola chiave: Socrates Democracia Corinthiana