Terminator, James Cameron 1984

Terminator, James Cameron 1984
Terminator, James Cameron 1984

Terminator è un film del 1984 diretto da James Cameron e interpretato da Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton e Michael Biehn.
Sarah J Connor non sa che darà alla luce il futuro capo della resistenza umana contro i cyborg che hanno soggiogato la razza umana. Il 12 maggio del 1984 a Los Angeles piombano direttamente dal futuro due personaggi: il primo è un Terminator, un cyborg che ha il compito di individuarla e ucciderla in modo che il figlio non possa nascere. Il secondo è Kyle Reese, un soldato umano che, ovviamente, deve proteggerla ad ogni costo.
Il sangue scorrerà a ettolitri, ma il genere umano potrà tirare un sospiro di sollievo.

 

La Genesi di Terminator

L’idea alla base di Terminator venne a James Cameron nell’81, mentre si trovava a Roma per girare il suo primo lungometraggio, Piranha Paura, una vera e propria odissea durante la quale si era ammalato e il suo sonno era continuamente disturbato da incubi sanguinosi. Uno in particolare lo turbava e affascinava contemporaneamente: quello di uno scheletro metallico, con le gambe mozzate, che si trascinava brandendo un coltellaccio da cucina. Quest’ultimo elemento non era casuale: Cameron ammirava John Carpenter, il regista che con due soldi aveva realizzato Halloween, un capolavoro assoluto capace di ridare nuova linfa al genere horror grazie al sapiente uso delle lame, e del buio, dello spietato Michael Myers. Una volta tornato negli Stati Uniti, Cameron buttò giù il soggetto di Terminator dopo aver visto Interceptor – Il guerriero della strada, e aver lavorato a 1997 Fuga da New York, pellicole unite dallo scenario apocalittico e da una certa estetica della violenza.

Per trasformare il soggetto in sceneggiatura Cameron coinvolse l’amico Bill Wisher: nella prima stesura, i cyborg inviati nel passato dal futuro erano due, uno come l’effettivo Terminator che vediamo nel film, l’altro di metallo liquido. Ma al tempo Cameron non sapeva come realizzare un effetto cosi’ complicato e allora lasciò perdere. L’idea verrà ripresa sette anni dopo per Terminator 2 Il giorno del giudizio.

Nel frattempo Cameron insisteva con il suo agente affinché cominciasse a sondare le case di produzione: quest’ultimo gli disse che l’idea non gli sembrava granché e che era meglio concentrarsi su cose più serie. Cameron lo licenziò, avvicinandosi a Gale Anne Hurd, l’assistente di Roger Corman alla New World Pictures che aveva invece espresso grande interesse sul soggetto. Il regista vendette a lei, per un dollaro, i diritti del film con l’accordo che, se fosse stato realizzato, lo avrebbe diretto lui stesso. Cameron propose all’amico Lance Henriksen di accompagnarlo da John Daly della Hemdale Pictures per convincerlo a produrre il film: Henriksen si presentò con un giubbotto di pelle, la faccia piena di cicatrici e la stagnola sui denti: arrivato davanti alla porta del produttore, la sfondò e si mise a sedere. Poi entrò Cameron. Daly non solo si impegnò a produrre il film, ma convinse la Orion a coprodurlo e distribuirlo.

La Produzione

La scelta del cast fu piuttosto tormentata. Per il ruolo del Terminator la Orion propose fin dall’inizio O.J. Simpson.

Per Cameron però l’ex running back aveva un’immagine troppo positiva per fare il killer. Meglio puntare su Lance Henriksen, che aveva un volto sufficientemente “da cattivo” e aveva già dimostrato, sfondando la porta della Hemdale, di sentirsi a suo agio nel personaggio. Peraltro, Henriksen rispecchiava perfettamente l’idea iniziale del Terminator: contrariamente a quello che poi sarebbe stato, il killer doveva avere una corporatura normalissima per confondersi tra la gente e attuare più facilmente il suo piano. Vennero sondati altri attori, tra cui Randy Quaid e Jürgen Prochnow ma Cameron dopo aver incontrato una prima volta Schwarzenegger, aveva capito di aver trovato il Terminator giusto.

Incredibilmente, il regista passò ore a cercare di convincere l’ex body builder ad accettare il ruolo che l’avrebbe lanciato nel firmamento di Hollywood. Perché in realtà il 7 volte Mr. Olympia era stato contattato dalla Orion per interpretare Kyle Reese che da copione poteva sembrare il protagonista. Cameron ci impiegò non poco per fargli entrare nella zucca che il film non era imperniato sull’eroe, bensì sul Terminator; alla fine riuscì a convincerlo. Peraltro, la quercia austriaca era tutt’altro che entusiasta di partecipare al film: sul set di Conan il distruttore, un giornalista gli chiese per quale motivo indossava degli stivali sopra i pantaloni. L’attore, che veniva da una prova costume proprio per Terminator, rispose che stava per “girare un filmetto di merda che l’avrebbe impegnato un paio di settimane”. Tuttavia vide in quel film la possibilità di sganciare la sua immagine a quella del barbaro distruttore, già piuttosto ingombrante e, considerando il budget e le attese, anche in caso di flop, in fondo, la sua carriera non avrebbe ricevuto contraccolpi. Schwarzenegger riconoscerà di aver valutato male il film e, soprattutto, il regista col quale, nonostante qualche screzio sul set, diventerà grande amico. Henriksen, comunque, non venne dimenticato e gli venne affidata la parte del detective Jukovic.

Scelto il Terminator, bisognava trovare l’antagonista. Dopo svariate audizioni e considerazioni, che compresero Sting, Mickey Rourke e Bruce Willis, Cameron decise di puntare su Michael Biehn. Il bello è che neanche quest’ultimo era entusiasta della parte, visto che considerava il film piuttosto stupido; tuttavia, dopo un faccia a faccia con Cameron, cambiò idea.

Non meno travagliato fu il casting per Sarah Connor: Glenn Close era la primissima scelta di Cameron ma era impegnata; la produzione sondò Rosanna Arquette, Geena Davies, Jennifer Jason Leigh prima che Debra Winger, dopo un bel provino, ottenesse la parte. Ma cambiò idea all’ultimo momento e Cameron puntò allora sulla quasi sconosciuta Linda Hamilton, che aveva un paio di film all’attivo ma appariva più determinata e meno spocchiosa rispetto alle altre pretendenti. L’attrice ricambiò la fiducia con una grana non da poco visto che, pochi giorni prima dell’inizio delle riprese, si ruppe la caviglia destra, costringendo Cameron a posticipare le riprese della prima fuga dal Terminator per permettere all’attrice di recuperare.

Dick Smith, a cui Cameron aveva chiesto di occuparsi degli effetti speciali, aveva già un altro impegno, ma consigliò al regista di affidarsi all’opera di Stan Winston, che aveva lavorato a la Cosa di Carpenter insieme a Rob Bottin: Cameron restò talmente contento del suo lavoro che l’anno dopo lo chiamò per realizzare gli effetti di Aliens per cui Winston vinse nel 1988 il primo dei suoi 4 Oscar.

La colonna sonora venne affidata a Brad Fiedel, che compose un tema semplice, ma efficace e riconoscibile.

Le Riprese

Le riprese erano inizialmente fissate per i primi mesi del 1983 a Toronto, in Canada: ma Dino De Laurentis, con cui Arnold Schwarzenegger aveva un contratto in esclusiva, negò allo statuario attore il permesso di girare un film contemporaneamente a Conan il Distruttore e, dunque, Cameron dovette aspettare altri 9 mesi, durante i quali scrisse la sceneggiatura per Rambo II e cominciò a discutere con Walter Hill e David Giler del sequel di Alien. Le riprese cominciarono effettivamente nel marzo del 1984 e a Los Angeles.

La Orion insistette con Cameron per modificare parzialmente la sceneggiatura inserendo alcuni elementi in più. La prima richiesta riguardava la possibilità di inserire un cane-robot al seguito di Kile Reese. Ma Cameron rifiutò perché un altro elemento non avrebbe che rotto le scatole e costretto a ridisegnare moltissime scene. La seconda richiesta fu di ampliare il rapporto prima amichevole e poi amoroso fra Sarah Connor e Reese: e stavolta Cameron accettò.

Ovviamente la sfida più difficile da affrontare fu quella di rendere credibile l’animazione dello scheletro metallico del Terminator: la tecnica usata fu quella del modello in stop motion e, per quanto la fluidità ne risentisse, il risultato fu notevole. Per fare in modo che il pubblico percepisse meno la scattosità dell’animazione, si pensò di far ferire alle gambe il Terminator ancora interpretato da Schwarzenegger in modo che, zoppicando, l’animazione potesse sembrare un po’ meno incerta e più plausibile.

Ad ogni modo, il film si rivelò un successo sin dall’esordio, avvenuto il 26 ottobre 1984: nel primo weekend incassò 4 milioni di dollari e altrettanti nel secondo, restando in prima posizione nella classifica dei film più visti per due settimane. Col successo arrivò anche una bella grana da parte del grande scrittore di fantascienza Harlan Ellison che, dopo aver visto il film, mandò a Cameron una lettera piena di complimenti e la richiesta di risarcimento per aver scopiazzato un paio di episodi di “The Outer limits“, una serie simile per certi versi alla più nota “The Twilight Zone” e mai andata in onda in Italia, di cui era l’autore. Cameron ha sempre negato qualsiasi riferimento ai suddetti episodi e definito fastidiosa la questione, ma sia la Orion che la Hemdale patteggiarono nel 1986 un risarcimento economico – di cui non si conosce l’entità – e un “credito di conoscenza” del lavoro di Ellison specificato al termine del film.

In realtà, se c’è un film a cui Terminator si ispira in maniera sospetta, questo è certamente Cyborg 2087, B-movie del ’66 diretto da Franklin Adreon ma soprattutto scritto da Arthur C. Pierce.

E a proposito di crediti: il regista scrisse il film con l’aiuto di William Wisher Jr. ma nei titoli di testa è accreditata anche Gale Ann Hurd. Cameron ammise successivamente che la produttrice non scrisse neppure una parola. Tuttavia, poco dopo la fine delle riprese, i due si sposarono.

Dentro e fuori il set ci furono forti momenti di tensione. Cameron e Schwarzenegger sono ancora oggi grandi amici, ma al tempo erano praticamente due sconosciuti, giovani e presuntuosi. Sulla battuta madre del film, “I’ll be back”, peraltro resa penosamente in italiano con uno straziante “aspetto fuori” al posto del piu’ corretto “tornero'”, Arnold si lanciò in una valutazione poco gradita dal regista. Secondo l’armadio austriaco un vero Terminator avrebbe evitato contrazioni nel linguaggio, dicendo “I will be back” invece di “I’ll be back”. Cameron gli mise una mano sulla spalla e con fare amichevole e al tempo stesso esplosivo gli disse: “Io non ti insegno a recitare, tu non insegnarmi a scrivere”. Il rapporto tra i due, dopo questo episodio, migliorò. Quello tra Cameron e il produttore John Daly finì invece a schifìo in fase di post-produzione. Il numero uno della Hemdale, così come i mammasantissima della Orion, non pensavano minimamente che il film avrebbe avuto un enorme successo: consideravano infatti Terminator un filmetto buono per fare qualche soldino da investire su progetti più importanti. Per questo motivo, a Daly sembrava più che sufficiente puntare su qualche sparatoria, una manciata di effetti speciali e qualche esplosione. Per non perdere tempo e soldi, chiamò Cameron per dirgli che contrariamente alla sceneggiatura il film si sarebbe concluso con l’esplosione dell’autobotte. Cameron si incazzò di brutto e lo mandò letteralmente affanculo minacciando di bloccare tutto. Daly fece un passo indietro ma si legò al dito l’episodio, negando al film un battage pubblicitario adeguato anche quando si era capito che sarebbe andato molto bene.

Terminator peraltro ricevette critiche più che buone: se qualche testata lo accolse molto male, come il Newshouse News Service – che scrisse che il film era un “lurido, violento e presuntuoso coacervo di sciocchezze” – da Variety al Times, che lo inserì fra i migliori film del 1984, fu un profluvio di complimenti, soprattutto per Cameron e Schwarzenegger.

Ad ogni modo il film vinse tre Saturn Awards e il Gran Premio del Festival del Cinema Fantastico di Avoriaz.

Curiosità

Il Terminator che, nel futuro, si infiltra nel campo degli umani e ammazza tutti senza pietà è Franco Columbu, grande amico di Schwarzenegger oltre che due volte Mr. Olympia.

A causa del doppiaggio in italiano non si coglie il cameo vocale del regista: e’ infatti sua la voce del messaggio registrato dalla segreteria telefonica.

Il film è pieno di morti ammazzati: nella sola scena all’interno della Stazione di Polizia il Terminator ne fa fuori 35 in circa 5 minuti.

Due errori, fra i tanti, sono degni di nota. Il primo è relativo alla scena in cui il Terminator si taglia via l’occhio: se si osserva bene la scena, al bisturi manca la lama.

L’altro è relativo al giorno dell’arrivo dal futuro dei due protagonisti: il 12 maggio del 1984 cadde infatti di sabato e non di giovedì come viene esplicitato nel film. Tale errore si deve allo slittamento della data delle riprese che, come accennato, cominciarono con quasi un anno di ritardo. La sceneggiatura, pertanto, era tarata sul 12 maggio del 1983 che cadeva effettivamente di giovedì.

Nel film c’è un unico, brevissimo momento in cui il Terminator e Reese sono nella stessa inquadratura: questa, poco prima che il buono spari al cattivo la seconda serie di pallettoni.

Infine, Sarah J Connor: in nessuno dei film della serie è mai stato chiarito per cosa stia quella “J”.

Terminator costò circa 6 milioni e mezzo di dollari: negli Stati Uniti ne incassò 40 e altrettanti ne incassò nel resto del mondo.