Wall Street, Oliver Stone 1987

wall street film stone
Wall Street film Oliver Stone 1987

Wall Street è un film diretto da Oliver Stone nel 1987 con Michael Douglas, Charlie Sheen e Daryl Hannah.
La pellicola è un’efficace ricostruzione del mondo finanziario americano nell’epoca del rampantismo reaganiano, delle sue storture e dei mali da esso provocati.
E del successo di cui godono i principali protagonisti della Borsa di New York: un successo derivante dall’immoralità, dalla totale assenza di scrupoli, dall’avidità.

 

 

La storia

Bud Fox, uno dei tanti giovani broker della rampante New York di metà anni’80, capisce alla svelta che a Wall Street i pesci piccoli vengono prima o poi divorati da quelli più grossi: riesce, grazie a una persistenza da competizione, a entrare nelle grazie di Gordon Gekko, un autentico squalo della finanza che gli insegnerà dove, quando e soprattutto come si diventa davvero ricchi. Ma il successo, le belle donne e i soldi accumulati in fretta e illegalmente, svaniranno una volta compreso il diabolico meccanismo che regola quel mondo spietato, dove l’avidità è una virtù e l’amore una fantasia creata dalle persone per impedire che si buttino dalla finestra.

La produzione

Dopo il successo planetario riscosso con Platoon, Stone voleva dedicarsi a un film sugli scandali dei Quiz-show degli anni ’50 in America, più o meno qualcosa di simile all’omonimo film di Robert Redford uscito sette anni dopo. Ma al tempo stesso aveva cominciato a discutere con l’amico Stanley Weiser anche di un’idea riguardante il mondo di Wall Street che, proprio in quegli anni, aveva prodotto una miriade di personaggi che erano passati dalle stelle alle stalle nel giro di poche settimane. Stone anni prima aveva conosciuto un tizio del genere che con una serie di spericolate manovre finanziarie aveva accumulato una fortuna in poco tempo ma, con la stessa velocità, aveva perso tutto. Uno degli anni’80 insomma, un esempio di self-made man dell’era reganiana, abile a sfruttare i continui alti e bassi degli indici azionari e, ovviamente, pratico dei rischiosissimi junk bond, i titoli spazzatura che faranno crollare la Borsa di New York proprio poco tempo prima dell’uscita del film. Per certi versi, la sceneggiatura avrebbe dovuto ricalcare quella di Scarface, il remake di De Palma sceneggiato proprio da Stone, in cui un criminale da quattro soldi diventa il numero uno fino a quando non trova uno più spietato di lui.

Stone fu abile a capire il momento, passando dalla giungla del Vietnam a quella di Wall Street, un mercato in continuo rialzo e perenne guerra in attesa del botto. Certo più di altri aveva potuto subodorare il crack che si sarebbe verificato nell’87, visto che il padre, Louis Silverstein, era un agente di Borsa: uno di quelli vecchio stampo, però, simile al personaggio interpretato dall’ottimo Hal Holbrook. Il papà di Stone è scomparso un anno prima dell’uscita di Wall Street, che a lui è dedicato.

Ad ogni modo Stone convinse Weiser ad entrare nel progetto per aiutarlo nella produzione. I due passarono mesi nelle stanze del potere finanziario parlando con tutti, dai broker agli squali fino agli uscieri per carpire anche i più piccoli tic di quel mondo infernale; e, soprattutto, sentirne il tanfo nascosto sotto le giacche firmate e i polsini d’oro.

Waiser, che nel frattempo aveva letto – su consiglio di Stone – Delitto e Castigo e Il grande Gatsby, si era anche studiato i principali strumenti che regolano il mercato azionario, di cui era completamente all’oscuro. Ne venne fuori una prima bozza intitolata Greed (Avidità). Stone fece altrettanto. Inizialmente, il personaggio principale era un giovane broker ebreo di nome Freddie Goldsmith ma il regista, per evitare lo stereotipo degli ebrei che controllano la Borsa di New York, lo cambiò in Bud Fox. Per comporre il profilo di Gordon Gekko, personaggio che figura dalla sua creazione nella lista dei cattivi più cattivi della Storia del Cinema, Stone si ispirò a numerosi personaggi della Finanza di allora: come Michael Milken, che con i Junk Bonds aveva accumulato una fortuna, Owen Morrisey, Dennis Levine e Ivan Boesky, tutti implicati in scandali per insider trading nel 1985; proprio a un discorso di Boeskey, pronunciato all’Università della California durante la consegna dei diplomi nel 1986, Stone si ispirò per il lungo monologo sull’avidità che è una delle parti più celebri del film. Le fonti di ispirazione non terminano qui: il modo in cui Gekko prova a smembrare la Bluestar è chiaramente ispirato al modo in cui Carl Icahn fece realmente a pezzi la TWA: il finanziere ne comprò allo scoperto il pacchetto di maggioranza relativo facendosi nominare presidente della Compagnia. Per ripagare il suo debito vendette gli aerei migliori e, successivamente, anche le rotte, mettendosi in tasca quasi 1 miliardo di dollari, e avviando la TWA verso la bancarotta, avvenuta 10 anni dopo. Altre fonti di ispirazione furono Asher Edelman e Michael Ovitz, anch’essi finanzieri con la passione per le opere d’arte, fino a Oliver Stone stesso: il rapido, incalzante modo di parlare di Gekko, specialmente al telefono, si deve proprio a lui.

Gekko

Per il ruolo del diabolico finanziere Stone aveva inizialmente pensato a Richard Gere. Al suo rifiuto la produzione avvicinò inutilmente Warren Beatty e, successivamente, James Woods, che aveva lavorato con Stone in Salvador un anno prima. Anche quest’ultimo rifiutò, preferendo coprodurre e interpretare il ruolo principale in Indagine ad alto rischio, che si rivelò poi un flop al botteghino. Il regista propose il copione a Michael Douglas che fu subito entusiasta. Stone era al corrente del rischio che correva: il figlio di Kirk, al tempo, era accreditato più come produttore che come attore, e una pletora di confidenti, spie, vipere e invidiosi avevano consigliato a Stone di evitarlo come la peste perché, più che recitare, avrebbe passato il tempo al telefono e, presto o tardi, si sarebbe impadronito del film e lo avrebbe fatto fuori. Stone non li ascoltò e fu ripagato da un’interpretazione eccezionale che fruttò un Oscar e un Golden Globe per il migliore attore protagonista. Douglas per caratterizzare fisicamente il suo personaggio si ispirò a Pat Riley, il leggendario allenatore dei Los Angeles Lakers vincitori più volte del titolo NBA in quegli anni, e studiò attentamente i profili di Icahn e Thomas Boone Pickens, Jr., uno che a 12 anni vendeva i giornali per strada e a meno di 30 era diventato petroliere.

Stone fu testardo anche nella scelta delle due interpreti femminili, ma non gli andò altrettanto bene. Per il ruolo di Darien, la material-girlfriend di Bud Fox, scelse Daryl Hannah, pentendosi una volta terminate le riprese. La Hannah accettò il ruolo con poca convinzione, visto che il personaggio da interpretare era diametralmente opposto a lei, ma arrivò fino in fondo per non darla vinta a Sean Young, scelta per il ruolo di Kate, la moglie di Gordon Gekko, e che sin dall’inizio delle riprese cominciò a lamentarsi. La Young aveva accettato il ruolo, molto meno modesto di quanto il film non mostri, al fine di convincere Stone ad affidargli la parte di Daryl Hannah su cui c’erano sin dai primi ciak parecchi dubbi. Il regista, invece, si incaponì, col risultato di ritrovarsi un set infernale in cui Daryl Hannah recitava con sufficienza e Sean Young, furiosa, non faceva altro che recriminare e rendere ogni singola ripresa difficoltosa. Secondo alcune fonti, una parte importante del film, della durata di circa 40 minuti, in cui viene narrata la storia parallela tra Bud Fox e la moglie di Gekko, è stata interamente tagliata proprio a causa dello scarso impegno della Young. Daryl Hannah, dal canto suo, ha sempre sostenuto di non aver mai visto il film.

Tom Cruise si propose per il ruolo di Bud Fox che però era stato già promesso a Charlie Sheen. A quest’ultimo Stone lasciò la scelta dell’attore che avrebbe interpretato il genitore di Bud Fox: tra Martin, suo padre, e Jack Lemmon, scelse il primo. Tra l’altro, Bud Fox doveva chiamarsi Joe, ma un broker che si chiamava così minacciò di fare causa e quindi Stone fu costretto a cambiare il nome.

Per il ruolo del “cavaliere bianco”, Sir Larry Wildman, venne scelto il grande attore britannico Terence Stamp. Il personaggio è ispirato al finanziere anglo-francese Jimmy Goldsmith.

La colonna sonora venne affidata a Stewart Copeland, batterista dei Police che aveva all’attivo solo un altro film, ma con un altro grande regista: Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola. Le sue musiche sono integrate da brani di Sinatra, Stan Getz, Bryan Eno e, soprattutto, David Byrne, autore con i Talking Heads della splendida “This must be the place“.

Wall Street venne ovviamente girato a New York, il che fece lievitare di un po’ il budget che, complessivamente, fu di 15 milioni di dollari: le riprese cominciarono nell’aprile dell’87 per concludersi il 4 luglio: Stone fu costretto a estendere da 12 a 14 le ore di lavoro nelle ultime settimane perché uno sciopero proclamato dalla Director’s Guild of America avrebbe bloccato la produzione. Fu talmente veloce e preciso da terminare le riprese con addirittura con 5 giorni di anticipo.

Stone si avvalse della collaborazione di Kenneth Lipper, a quel tempo stimato operatore finanziario, per rendere la storia e le terminologie borsistiche più semplici ed evitare che il film fosse troppo complesso per il pubblico. Lipper fu molto scrupoloso: diede ottimi consigli e fece cambiare idea al regista in più d’una occasione. Una di queste è relativa ad una scena in cui Lou Mannheim, l’unico onesto e umano del film, cede e accetta come tutti gli altri di fare affari illegalmente. Stone girò effettivamente la scena ma la tagliò quando Lipper gli fece notare che in questo modo il pubblico avrebbe concluso che tutta Wall Street era corrotta, oltre al fatto che il film aveva bisogno di almeno un personaggio positivo. Altre parti tagliate riguardano Darien: in una viene rivelato il suo passato da squillo, nell’altra il suo ravvedimento e conseguente riavvicinamento a Bud Fox.

Il regista decise efficacemente di girare a spalla tutto ciò che aveva a che fare con il mondo finanziario in modo da accentuare l’effetto schizofrenico che lo animava: al contrario, quasi tutte le scene che hanno a che fare con la vita privata di Bud Fox, specie il rapporto col padre, sono invece girate con la telecamera fissa. Stone per tutto il film ha mantenuto questo schema, proprio per evidenziare la calma di determinate situazioni e l’agitazione di altre, soprattutto quando c’è di mezzo Gekko: la camera diventa compulsiva, agitata, come uno squalo, in una vasca di squali, che deve attaccare e difendersi nello stesso momento. Un esempio calzante di questa modalità, oltre che della bravura di Douglas, è nella scena in cui Gekko spiega a Fox che la Bluestar è scomponibile. Si tratta di un’unica, lunga ripresa (di quasi 4 minuti!), “sporcata”, per modo di dire, dal primo piano in cui Gekko getta la maschera.

Errori

In Wall Street c’è un clamoroso errore, proprio nelle battute iniziali, quando Marvin, il collega sfigato di Bud, sostiene che Gekko ha venduto tutte le sue azioni NASA dieci secondi dopo lo scoppio del Challenger. Impossibile, visto che il film si svolge nel 1985, come è chiaramente indicato poco dopo i titoli di testa, mentre la tragedia cui si fa riferimento è avvenuta il 29 gennaio del 1986.

Un altro errore è relativo alle Luger. Gekko sostiene che ne sono state fatte ben sei mentre in realtà ne vennero prodotte soltanto due.

Ancora, quando Gekko e Wildman contrattano il prezzo delle azioni della Anacott Acciaio, il quadro dietro a Douglas cambia.

Curiosità

Quando Bud Fox sta entrando per la prima volta nell’ufficio di Gekko, in sottofondo di sente l’ululato di un lupo.

Ad oggi, Wall Street è l’unico film di Oliver Stone ad aver avuto un sequel, ed il primo in cui compare un telefono senza fili.

Il figlio di Gekko, Rudy, è interpretato dal figlio del regista, Sean Stone. Il regista stesso appare in un cameo.

Nel film la “bibbia” per i broker è Fortune Magazine. La cosa ovviamente non era casuale: il regista aveva concordato con la rivista alcune pagine promozionali per il film. Forbes, il magazine concorrente, aveva fatto un’offerta simile ma Stone la declinò. La cosa ovviamente fece incazzare l’editore Malcolm Forbes che ricambiò il favore rifiutando di mettere a disposizione il suo yacht quando gli venne chiesto per girare una scena.

A proposito di magazine: pochi se ne sono accorti ma anche Bud Fox compare sulla copertina di Fortune, visibile in una delle ultime inquadrature del film.

Che ad ogni modo non ebbe granché bisogno di farsi pubblicità: Wall Street venne fatto uscire l’11 dicembre, meno di due mesi dopo il cosiddetto Lunedì Nero della Borsa di New York avvenuto il 19 ottobre 1987. Quel giorno i mercati di tutto il mondo subirono un crollo improvviso. L’indice Dow Jones registrò una perdita di 21 punti e mezzo: un tracrollo pauroso che fece temere un nuovo 1929, ma l’economia si riprese rapidamente.  Sul film, ovviamente, aumentarono attesa e attenzione, tanto che Wall street fu un ottimo successo al botteghino: costato 15 milioni di dollari, ne incassò più di 40 soltanto negli Stati Uniti.

 

Fonti

Wall Street sull’IMDB